Nata in aereo, volerà gratis



Almeno fino a 21 anni volerà gratis e avrà una borsa di studio per l’università. Parliamo della bimba boliviana nata a bordo di un jet della Transportes Aereos Militares (Tam), domenica scorsa. La mamma ha partorito nel corridoio di un aereo diretto a La Paz da Cochabamba. La piccola è stata chiamata Tami in onore della compagnia.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it

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Italia amore mio!


Io ieri sera ho guardato il Festival. Lo dico, così, fermamente, per farvelo sapere.

Ero 1 di quegli 11 milioni di Italiani che ha guardato il 60esimo Festival della Canzone Italiana.

Beh, che dire.

Abbastanza scarso. Il picco massimo è stato il grido Italia Amore mio! di Pupo, Emanuele Filiberto e l’allegra combriccola di Savoiesi alla riscossa speranzosi di poter riacquistare un secolo di infamie, in 3 minuti di una canzone, tra l’altro, di merda. Sembrava uno di quei trii assemblati così, un pò a capocchia direbbe qualcuno. Un tenore, sulla cui voce non si può ridire niente, un cantante-conduttore, che di cantante ha ben poco e di conduttore ancora meno, e un principe opportunista presente in ogni trasmissione Rai degli ultimi due mesi.

Senza contare Arisa, beh, la stessa filastrocca due volte stanca.

Il resto, pan per i cronisti.

Festival un par di ciufoli!


!

Nonostante lo scempio che abbiamo potuto osservare ieri sera, apertura del sessantesimo Festival della canzone Italiana, i numeri sembrano essere stati benevoli. I dati d’ascolto dicono, infatti, che gli spettatori della prima serata sono stati quasi 11 milioni – con un picco registrato alle 21.35, con 14 milioni 468mila persone sintonizzate su Raiuno – per uno share medio del 45%, che supera i numeri della scorsa edizione guidata da Paolo Bonolis (con Luca Laurenti nella prima serata) e va anche oltre quella di due anni fa, quando al timone c’era Pippo Baudo (share medio pari a circa il 36%). Eppure la musica proposta sembrava molto simile a quella che si può ascoltare nei cabaret o ai matrimoni se non peggiore. Delude il tanto acclamato Nino D’angelo e il  suo “lamento” napoletano: fatto fuori al primo “colpo”. La stessa sorte è toccata a Toto Cotugno che sembra vivere solo nel periodo del festival ma ogni anno è cacciato a calci nel sedere. E che dire della “super occhialuta” Arisa che contrasta prepotentemente il primato di Cristina D’avena in canzoni da cartoni animati?I più belli son sempre i Sonohra che riesco con i loro “ciuffi” quanto meno ad accalappiare le giovani fanciulle che non conoscono la parola “musica” neanche alla lontana. Diciamo che a parte le tette della Clerici gli Italiani avranno avuto qualche motivo valido per essere stati così numerosi. I motivi sono 2: Cassano e Morgan! Gli amanti del calcio hanno guardato Sanremo perché c’era Totò e i cocainomani per capire se il loro amico di giochi alla fine avesse vinto la sua scalata verso la celebrità.  Io ho visto Ballarò e vaffanculo!

C’era una volta il calcio…


Il gioco del calcio è lo sport nazionale per eccellenza non solo in Italia; l’unico che unisce in un comune sentimento di entusiasmo e partecipazione tutte le fasce sociali, che riesce a tenere desta l’attenzione ben prima e ben dopo l’ora e mezza di durata della partita e che in ricorrenze eccezionali (mondiali, europei) riesce a risvegliare in tutti il sentimento assopito di amore per la patria. Che sia il mezzo televisivo o la visione diretta a comunicare le immagini del gioco, l’eccitazione del pubblico si mantiene sempre a un livello molto alto e la tensione quasi mai si acquieta con la fine del gioco ma ha modo di scaricarsi successivamente nelle strade cittadine, coinvolgendo anche chi si dichiara calcisticamente “astemio”; categoria sempre più in via d’estinzione. È un gioco che, proiettato oltre gli stadi, si reinventa quotidianamente nelle migliaia di campi sportivi più o meno improvvisati, nelle scuole, nei cortili delle case e negli oratori, ovunque si ritrovino un gruppo di ragazzi intorno a un pallone. Nel tempo giornalisti, fotografi, filosofi, pittori, scultori e anche importanti poeti come Giacomo Leopardi e Umberto Saba, hanno trovato nel calcio la loro ispirazione. In effetti, nelle origini di questo sport, c’è tanto di poetico e tante sono le storie che ci rendono tutti nostalgici di un calcio che è mutato lentamente e ha perso tutto quello stile un po’ “english” che lo ha sempre caratterizzato. C’è chi dice che il calcio rifletta al meglio la cultura di un popolo e, se questo fosse vero, da “fratelli d’Italia” dovremmo tutti preoccuparci. Da bella favola qual’era, il gioco della palla rotonda, si è trasformato in una guerra con scandali, corruzione e, perché no, feriti e anche morti (è normale morire per un gioco?). Dagli incidenti in cui, nel 2007, perse la vita l’Ispettore capo della Polizia Filippo Raciti, dall’eventuale blocco dei campionati alla morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, dal grande scandalo di Calciopoli del 2006 al razzismo che dilaga negli stadi: tutto fa brodo ma per capire il perché di questa degenerazione totale urge una “ripassatina” della storia del calcio italiano per scoprire che nulla di nuovo c’è sotto il sole e che il football di casa nostra non è mai stato tutto rose e fiori ma ha saputo solo recitare bene una parte per tanti anni. All’estero non se la passano tanto meglio, indice del fatto che l’uomo è uguale dappertutto, vedi gli scandali a “luci rosse” del campionato Inglese (culla del calcio) e l’exploit negativo della Cina. Infatti proprio il paese che voleva diventare il più grande mercato calcistico del mondo, ora rischia davvero che del calcio possa osservare solo gli stadi vuoti. In Cina è appena scoppiata la Calciopoli del Paese più grande al mondo e, rispettando le proporzioni, rischia di far sembrare quella italiana e quella europea soltanto roba da dilettanti. Le accuse sono le più disparate e vanno dalle scommesse illecite alla corruzione, dai risultati ritoccati, alla prostituzione (tutto il mondo è paese). Cultura si o cultura no, ciò non significa che comunque anche il calcio non abbia le sue responsabilità, in particolare dirigenti che troppo spesso aizzano e polemizzano dimenticandosi degli aspetti puramente sportivi. Anche nulle trasmissioni televisive, le immagini dei gol vengono sempre proposte attorno alla mezzanotte e si cerca sempre di dare risalto alle polemiche, alle risse, di fomentare le proteste, mettendo in terzo piano (nemmeno in secondo), le prodezze e i gesti balistici. In questo modo il football ha assunto sempre più una fisionomia diseducativa e negativa anche perché ormai è divenuto puro affare economico. Siamo nell’era del calcio-business. E pensare che agli albori di questo sport i calciatori guadagnavano il necessario per sfamare la propria famiglia, oggi hanno un paio di Ferrari in garage. Si signori, bisogna dirlo: gli interessi economici hanno sopraffatto i valori etici. Dove trovare dunque delle motivazioni concrete affinché questo sport possa continuare e  quell’affare rotondo possa continuare a gonfiare quelle reti bianche? Aspetti positivi fortunatamente ce ne sono tanti. Il calcio è un modo per socializzare. I bambini che iniziano a giocare imparano a confrontarsi con gli altri, a lavorare tutti insieme e a fare “squadra”(nella vita, da soli, si va poco lontano). Innumerevoli sono le emozioni che questo sport riesce ancora a trasmettere. Subire un gol a tempo scaduto e perdere una partita può dare infinita tristezza, farlo a tempo scaduto e vincere una partita ti può mandare in estasi. Emozioni forti come quelle del mondiale 2006 vinto dall’Italia dopo un’annata di scandali: riscatto. Il calcio deve continuare a vivere per tutti quei ragazzi brasiliani che attraverso questo sport vengono allontanati dal mondo della miseria, della droga e della criminalità ed è proprio il calcio“carioca” che trasmette sentimenti fondamentali che si stanno smarrendo: felicità e divertimento che sono l’essenza di ciò che si può definire un gioco. Non è un’utopia, bisogna ritornare ai vecchi valori. Il calcio dovrebbe essere dappertutto espressione di divertimento; dovrebbe trasmettere il rispetto per l’avversario e l’accettazione della sconfitta; dovrebbe unire e non dividere. Un giorno ci piacerebbe poter non usare più tutti questi condizionali, ci piacerebbe che non ci fossero più morti e ne feriti per uno sport, ci piacerebbe che il razzismo sparisse dai campi di calcio. Lo sport, è voglia di vincere, è competizione, ma è anche saper accettare le sconfitte. Ecco perché “the show must go on”.

“Carnine bianche” e immoralità italiana


Ennesimo scandalo in rai. Questa volta, la figura, in diretta TV, è di quelle colossali. Un pò una gran figura di merda, direbbe qualcuno.

Il co-conduttore della Prova del Cuoco, Beppe Bigazzi, famoso più che per le sue ricette, per essere stato beccato più volte da Striscia nel mentre si ravanava li coglioni, ha appunto esposto alla ciurma di indaffarati e improbabili cuochi spettatori come cucinare un gatto.

Eh sì, un gatto. Il video ha naturalmente scatenato le ire degli animalisti, che premendo di forza sulla RAI hanno costretto il consiglio d’amministrazione a sospendere il cucinagatti a tempo indeterminato.

Senza dimenticare che solo un annetto fa’, lo stesso Bigazzi sottolineava come il mangiar cani era proprio “di una cultura superiore”.

Insomma, un TSO sarebbe opportuno a questo anziano signore, che tra ravanamenti vari, doppi sensi e carnine bianche, imbratta la figura chiara e soave della Isoardi, che non è di certo la Clerici, e questo andrebbe sottolineato più volte.

L’altro aspetto della medaglia è come sia strano che la legge italiana tuteli gatti e cani in quanto animali riconosciuti domestici lasciando alla discriminazione umana, polli, galline, cavalli, asini e bovini vari.

Chi stabilisce che la gallina non sia un animale domestico? Lo è stato per una vita, non vedo perchè non debba esserlo ora. Andrebbe fatta una scelta razionale, obiettiva ed oggettiva.

Magari, ‘na volta tanto.

La furia del premier: «Nuova Tangentopoli? Non è così»


Il premier Berlusconi
Il premier Berlusconi

ROMA – Il quadro della situazione, brutalmente, lo descrive un passaggio del «Mattinale» di ieri, il bollettino riservato di commento alla rassegna stampa preparato per il premier a palazzo Chigi: è in atto un’offensiva di «magistratura e centrosinistra», soprattutto sul caso Lombardia e gli arresti eccellenti degli ultimi mesi, per «dare l’impressione che c’è un sistema che funziona solo a suon di bustarelle». E le conseguenze di quello che sta succedendo, dallo scandalo Bertolaso al caso Verdini, dalle tangenti di Pennisi agli appalti sospetti, sono gravi: «Si rischia — segnalano i collaboratori del premier — che la situazione degeneri pesantemente, al punto da condizionare la campagna elettorale e il risultato del Pdl».

È dunque questa la vera emergenza che Silvio Berlusconi si trova ad affrontare: il rischio che sia alle porte una «nuova Tangentopoli», o che comunque si faccia strada ormai questa convinzione tra gli italiani. Il rischio che il malumore per una classe politica che, come dimostrano i sondaggi, viene percepita sempre più lontana, privilegiata, smodata negli atteggiamenti pubblici e privati, finisca per penalizzare governo e maggioranza. Il rischio infine che, si è sfogato il premier in una delle sue tante telefonate di ieri, «casi di corruzione spicciola, di piccole volpi colte a rubare nel pollaio» facciano perdere consensi anche «a me che non ho mai rubato una lira». Furioso, preoccupato, amareggiato, è di questa nuova «questione morale» che il premier da Arcore ha parlato ieri a lungo e a fondo con i suoi più fedeli collaboratori.

Perché, ameno di un mese e mezzo dalle Regionali, il terremoto provocato dalle inchieste incrociate o distinte che toccano i massimi gangli del potere del partito e del governo — dalla giunta milanese al vertice della Protezione civile, al coordinamento del partito nella persona di Denis Verdini— non può non preoccupare seriamente il premier. Che pure continua a pensare ad un attacco preordinato, ad una «giustizia ad orologeria», che difende ancora Bertolaso sul quale non gli sembra siano usciti fatti penalmente rilevanti, ma che sa benissimo come l’aria sia sempre più pesante, e sa altrettanto bene come tanti nel Pdl ormai si chiedano «fino a quando Bertolaso potrà resistere senza dimettersi». Come reagire? «Bisogna far capire che si tratta di singoli casi di corruzione, di singole persone che sbagliano, non di un sistema generalizzato come quello di Tangentopoli», è stato il refrain del Cavaliere, peraltro su questo punto in linea con Gianfranco Fini.

Una linea che verrà adottata da tutti e da lui stesso, che ieri ha voluto partecipare a una cena per la raccolta di fondi per il partito lombardo a villa Gernetto (e qui secondo alcuni partecipanti avrebbe difeso Guido Bertolaso: «È un galantuomo»), e che oggi presenterà le candidate presidenti delle Regioni. Ma nessuno sa se basterà a fermare la marea montante che — temono nel Pdl— potrebbe «non fermarsi qui». Si sussurra infatti di un allargamento dell’inchiesta di Firenze a vette inimmaginabili, si teme un coinvolgimento di altri personaggi di spicco nell’inchiesta milanese, il che potrebbe addirittura mettere in dubbio — dicono gli amici più stretti del Cavaliere— la vittoria nella blindatissima Lombardia.

Per questo tutti chiedono a Berlusconi di prendere in mano la situazione: mettendo in riga i vertici del partito milanese, non limitandosi ad attaccare la magistratura che perseguita il centrodestra perché stavolta ci sono le intercettazioni che parlano da sole, ci sono le foto che provano. E soprattutto, bisogna subito dare corpo all’operazione «liste pulite», come ha promesso la Moratti e come è ormai necessario fare in tutte le Regioni. Perché il problema non sono più le veline che sbucano in questa o quella lista, ma gli eventuali scheletri nell’armadio di chi magari, anche inquisito, vorrebbe ricandidarsi o che è a rischio di coinvolgimento in attuali o nuove inchieste. Insomma, vietato far finta di niente: e non a caso è da Bondi e La Russa, gli altri due coordinatori del Pdl, che ieri sono arrivate parole inequivocabili sulla necessità di avere una classe politica «competente e onesta».

Paola Di Caro
16 febbraio 2010

Fonte: http://www.corriere.it

Rosarno-bis: Altro che Italia “non razzista”


Guerriglia urbana a Milano dopo l’uccisione di un egiziano di 19 anni in una rissa tra immigrati.

Hamed Mamoud El Fayed Adou è stato accoltellato poco prima delle 18 in via Padova dopo un litigio tra un gruppo di cinque sudamericani e tre nordafricani.

La ferita non gli ha lasciato scampo e l’episodio ha scatenato l’ira della comunità nordafricana. Nella notte gruppi di 20-30 immigrati sono scesi nelle strade rovesciano motorini, ribaltando automobili e sfondando vetrine a caccia di ecuadoriani e peruviani. Le forze dell’ordine sono intervenute per sedare i disordini e hanno arrestato quattro persone.

Fonte: Lacronacaitaliana.com