Firmate!


http://www.repubblica.it/politica/2010/03/03/news/appello_tg1_3_marzo-2494538/

“A far l’amore..


in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo, l’universo..”

Ebbene sì, ho sentito per la prima volta, e interamente, la canzone vincitrice di Sanremo.

Mi ha colpito la vena poetica di questa frase: sui modi dell’amore, beh, niente da dire, sui luoghi, infiniti pure questi, ma sui laghi ho iniziato ad avere qualche tentennamento.

Se questo ragazzino voglia dire dentro tutti i laghi, sarebbe un ottimo modo per sperimentare l’amore in apnea, che ad ogni modo, credo abbia un quoziente di difficoltà estremamente alto.

Se invece voglia dire su tutti i laghi, beh, allora gente, abbiamo ritrovato un signore che aspettavamo da 2010 anni.

Se invece sia una trovata di merchandising ad hoc per un canzone orecchiabile..

A voi la scelta.

“Amici”… delle ex mogli degli amici


Ha stuprato l’ex moglie del suo migliore amico, con il quale aveva trascorso la serata e parte della nottata girovagando da un locale all’altro e bevendo una grande quantità di alcol. Per questo motivo Catello Miotto, 25 anni, originario di Napoli, residente a Bagnaia, una frazione di Viterbo, è stato arrestato dai carabinieri. Il giovane, titolare di una scuola di ballo, aveva avuto una certa notorietà nel 2003 per aver partecipato come ballerino alla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi. Miotto, secondo quanto accertato dai carabinieri, sapeva che la donna, 33 anni, viterbese, avrebbe trascorso la notte in casa del suo ex marito per accudire la figlia di 6 anni, affidata al padre. Glielo aveva detto proprio lui mentre erano in giro per locali. Proprio in uno dei locali un buttafuori gli avrebbe negato l’ingresso. «Torno a casa» ha detto ad un certo punto Miotto all’amico, che invece è rimasto nella discoteca. Giunto a Bagnaia, anzichè salire a casa sua si è fermato al piano sottostante, dove abita l’amico, ha suonato il campanello e la donna lo ha fatto entrare. Hanno conversato alcuni minuti. Lui gli ha raccontato quanto successo nella discoteca. Sembrava affranto. La donna ha cercato di consolarlo. Poi lui le ha chiesto un bacio e al suo rifiuto, è scattata la violenza. L’ha afferrata, la spinta in camera da letto, dove dormiva al figlia, l’ha scaraventata sul letto. La donna ha tentato di resistergli, lo ha graffiato, gli ha provocato anche una ferita che è stata poi riscontrata dai carabinieri. Mentre la stava stuprando è arrivato l’ex marito che lo ha visto chino su lei che si divincolava. Lo ha sollevato, picchiato fino a farlo cadere sul pavimento e poi ha chiamato i carabinieri. La donna, in stato di choc, è stata trasportata all’ospedale cittadino, dove una visita medica ha confermato la violenza sessuale subita. Anche il giovane è stato visitato e i medici gli anno riscontrato i graffi che gli ha procurato la donna nel tentativo di sottrarsi allo stupro. I carabinieri hanno anche prelevato campioni dalle tracce di sangue trovate nella stanza e sul corpo della donna. Subito dopo il giovane è stato rinchiuso nel carcere viterbese di Mammagialla, in attesa di essere sottoposto ad interrogatario da parte del magistrato.

Fonte: lastampa.it

Un attacco alla libertà


A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l’identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.

In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google – David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l’azienda nel 2008) – con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell’esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.

Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi – David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes – per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l’intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.

C’è un’altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di “segnalazione e rimozione” avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme – ogni singolo testo, foto, file o video – il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.

Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell’appello.

Scritto da: Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel – Europe, Middle East and Africa

googleblog.com

Pagelle Sanremo


ANTONELLA CLERICI – 7 – Questa ostinata voglia di sembrare così casereccia, made in home, vitale, a me ha stancato. Si vede che non è così, è troppo stentata. Un bel voto per gli ospiti, nonostante i cache esorbitanti.

ARISA – “Ma l’amore no”- 6 e 1/2. Un’altra filastrocca, beh, due volte stanca.

MALIKA AYANE – “Ricomincio da qui” – 9 e 1/2. Fantastica voce, sensuale nei movimenti: perfetta. L’unica che meritava di vincere sul serio.

SIMONE CRISTICCHI – “Meno male” 9 – L’unico che ha dato un senso alla sua apparizione: ha parlato di un tema talmente importante, che non è stato nemmeno considerato nei primi 3. Travisata la sua frase in riferimento agli Aquilani, come al solito sappiam fare solo polemiche.

TOTO CUTUGNO – “Aeroplani” – 2 – E’ il solo artista italiano in gara famoso all’estero. E’ ormai bello che cotto il bel Toto. C’ha provato anche con le tette della Belen, alla quale oramai, tra TIM, pubblicità e cazzate varie, mancava solo Sanremo. Non ha funzionato.

NINO D’ANGELO – “Jammo ja” – 6 – Non male. La canzone era orecchiabile, facilmente comprensibile. Peccato.

IRENE GRANDI – “La cometa di Halley” – 7 – Non male la sua apparizione, estremamente grintosa come al solito: probabilmente il suo tempo è finito però.

MARCO MENGONI – Credimi ancora – 7 – Una voce niente male, modi un pò effemminati, ma efficaci. Meritava il terzo posto.

MORGAN – “La sera” – Non pervenuto. Per fortuna. La canzone era pessima.

FABRIZIO MORO – “Non è una canzone”8 – Una critica politica, non ben esplicita, forse per evitar di far rumore. Un bel voto per la scelta degli ospiti, DJ Jad e Jarabe de Palo. Bravo.

NOEMI – “Per tutta la vita” – 9 – Meritava un posto sul podio. Una voce bellissima, una canzone niente male. Peccato che il pubblico non sia così abituato a votarla.

NOMADI ft IRENE – “Il mondo piange”4 – Niente da dire sui Nomadi, ma il pezzo è monotono e ripetitivo.

POVIA – “La verità (Eluana)”7 – Si pensava cavalcasse ancora una volta le disgrazie altrui per farsi pubblicità. Il realtà un pezzo leggero e orecchiabile. Per la prima volta si sente la sua vera voce canora. Non male.

PUPO, EMANUELE FILIBERTO E LUCA CANONICI –Italia amore mio”1 – Squallidi. Ridicoli. Penosi.

ENRICO RUGGERI – “La notte delle fate”- 6 – Un voto alla carriera, più che alla canzone.

VALERIO SCANU – “Per tutte le volte che”- 7 – Il vincitore. Il pezzo è il solito romantichevole e stomachevole pezzo da Sanremo. Lui sembra Orlando Bloom, per questo il voto.

SONOHRA – “Baby” – 2 – Il voto semplicemente per non mettere meno dei Tre pupari. Sembrano Paola e Chiara al maschile. Giudicate voi se è un complimento.

ORCHESTRA – 10 – Il momento di massima cultura quando gettano gli spartiti sul palco dell’Ariston. Mi ha ricordato i soldi falsi buttati addosso a Craxi. Fenomenali

Travaglio: Lettera a Santoro dopo lite con Porro


Caro Michele, ho riflettuto su quanto è accaduto giovedì ad Annozero. E siccome è accaduto davanti a 4 milioni di persone, te ne parlo in forma pubblica. Parto da una tua frase dell’altra sera: “Parliamo di fatti”. Il punto è proprio questo. Si può ancora parlare di fatti in tv? Sì, a giudicare dagli splendidi servizi di Formigli, Bertazzoni e Bosetti. No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante fra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d’altro. La maledizione della par condicio, dovuta alla maledizione di Berlusconi, impone la presenza simmetrica di ospiti di destra e di sinistra. E, quando si tratta di politici, pazienza: la loro allergia ai fatti è talmente evidente che il loro gioco lo capiscono tutti. Ma quando, come l’altra sera, ci si confronta fra giornalisti, anzi fra iscritti all’albo dei giornalisti, ogni simmetria è impossibile: quelli “di destra” parlano addosso agli altri e – quando non sanno più che dire – tirano fuori le mie condanne penali (inesistenti) o le mie vacanze con mafiosi o a spese di mafiosi (inesistenti). Da una parte ci sono giornalisti normali, come l’altra sera Gomez e Rangeri, che non fanno sconti né alla destra né alla sinistra; e dall’altra i trombettieri. Che non sono di destra: sono di Berlusconi. E non fanno i giornalisti: recitano un copione, frequentano corsi specialistici in cui s’impara a fare le faccine e a ripetere ossessivamente le stesse diffamazioni. Invece di contestare i fatti che raccontano, tentano di squalificarti come persona. Poi, a missione compiuta, passano alla cassa a ritirare la paghetta. E, se non si abbassano a sufficienza, vengono redarguiti o scaricati dal padrone. Non hanno una faccia e dunque non temono di perderla. Partono avvantaggiati, possono permettersi qualunque cosa. Non hanno alcun obbligo di verità, serietà, coerenza, buonafede, deontologia. Non temono denunce perché il padrone mette ogni anno a bilancio un fondo spese per risarcire i danni che i suoi sparafucile cagionano a tizio e caio dicendo e scrivendo cose che mai scriverebbero o direbbero se non avessero le spalle coperte. Come diceva Ricucci, che al loro confronto pare Lord Brummel, fanno i froci col culo degli altri. Sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda. E ci tocca pure chiamarli colleghi perché il nostro Ordine non s’è mai accorto che fanno un altro mestiere. Ci vorrebbe del tempo per spiegare ogni volta ai telespettatori chi sono questi signori, chi li manda, quali nefandezze perpetrano i loro “giornali”, perché quando si parla di Bertolaso rispondono sulle mie ferie e soprattutto che cos’è davvero accaduto a proposito delle mie ferie: e cioè che ho documentato su voglioscendere.it   di aver pagato il conto fino all’ultimo centesimo e di aver conosciuto un sottufficiale dell’Antimafia prima che fosse arrestato e condannato per favoreggiamento, interrompendo ogni rapporto appena emerse ciò che aveva fatto (i due trombettieri invece dirigono e vicedirigono i giornali di due editori – Giampaolo Angelucci e Paolo Berlusconi, già arrestati due volte ciascuno, il secondo pregiudicato – e non fanno una piega). Ma in tv non c’è tempo per spiegare le cose con calma. E, siccome io una reputazione ce l’ho e vi sono affezionato, non posso più accettare che venga infangata ogni giovedì da simili gentiluomini. Gli amici mi consigliano di infischiarmene, di rispondere con una risata o un’alzata di spalle. Nei primi tempi ci riuscivo. Ora non più: non sai la fatica che ho fatto giovedì a restarmene seduto lì fino alla fine. Forse la mia presenza, per il clima creato da questi signori, sta diventando ingombrante e dunque dannosa per Annozero. Che faccio? Mi appendo al collo le ricevute delle ferie e il casellario giudiziale? Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un’idea migliore?

Bersani: foto di gioventù per replicare a Bertolaso


MILANO – Non solo il G8 a La Maddalena e gli appalti a L’Aquila. Argomento di polemica tra il numero uno della Protezione Civile e l’opposizione diventa anche l’alluvione che sconvolse Firenze nel 1966. È Pier Luigi Bersani ad evocare il disastro di 44 anni fa. E lo fa per invitare all’umiltà il sottosegretario Guido Bertolaso che, in un’intervista a Panorama, aveva polemizzato con il segretario democratico («se arriva un terremoto chi spala? Bersani?»). «A Bertolaso consiglierei un po’ più di umiltà – replica il leader del Pd al termine dei lavori d’aula alla Camera – meno arroganza e di volare un po’ più basso, perché con me capita male: io a quindici anni spalavo a Firenze, non so lui cosa facesse». E per dar forza al concetto Bersani posta su Flickr le foto della sua trasferta toscana quando giovanissimo e con tutti i capelli in testa venne immortalato in maglione scuro e carriola per portare via le macerie. Come uno dei tanti giovani volontari, poi ribattezzati “angeli del fango”, che giunsero a Firenze per mettere in salvo opere d’arte e libri

Fonte: http://www.corriere.it