Archive for the ‘ Cronaca ’ Category

Ecco la missione di pace!


In una via di Baghdad cammina tranquillamente un giornalista della Reuters, Namir Noor Eldeen, il suo autista Said Chmag e altre persone. Non sanno che hanno solo pochi altri secondi di vita. Infatti sono nel mirino del cannone da 30 millimetri a tiro rapido di due elicotteri Apache che dicono alla base che hanno visto un gruppo di persone armate (cosa vera, due o tre hanno dei fucili d’assalto AK-47 Kalashnikov, sono la scorta del giornalista, ndr), con gli RPG (sarebbe un lanciarazzi anticarro che però non si vede, ndr), ed ottengono l’autorizzazione a fare fuoco. Ed è un diluvio di fuoco che li colpisce, sparati da mitragliatrici che possono sparare 100 proiettili in un solo secondo. Prima di capira che succede sono tutti morti, tranne uno, che – miracolosamente illeso dalla prima raffica – prova a scappare, ma viene inseguito e ucciso pochi metri più in là.
Poi l’elicottero resta sul posto, perchè vede che una persona sta agonizzando e si muove ancora. Allora aspetta l’arrivo di un mezzo di soccorso che si ferma e i due autisti scendono per aiutare il ferito. Aspettano che i due siano impegnati a caricare sul veicolo il ferito, dopo di che sparano altre raffiche sul mezzo di soccorso, uccidendo le due persone che erano fuori e colpendo con tanti di quei proiettili il mezzo da farlo sbalzare via e farlo incendiare.
Il video allegato, che è una sintesi di quello apparso sul sito Wikileaks.org, si ferma qui. Ma il video integrale poi mostra l’arrivo di una jeep dell’esercito americano con quattro soldati che passano tranquillamente sopra uno dei cadaveri, danno un’cchiata in giro e poi estraggono alcuni bambini dall’interno del mezzo di soccorso, feriti gravemente ma non ancora uccisi dalle pallottole dell’elicottero.
Ecco come fanno la guerra in Iraq ed Afghanistan. L’episodio è del luglio 2007, ma potrebbe accadere anche ora. Certo, la scusa che si tratti di persone armate di lanciarazzi è ottima, ma in realtà l’obiettivo della telecamera (ha uno zoom ottico 50X) permette tranquillamente di vedere la differenza. La realtà è che quello è un giornalista, quindi un obiettivo legittimo, dato che l’esercito americano riconosce come giornalisti solo gli “embedded”, cioè quelli che fanno il loro lavoro trasmettendo le immagini e le notizie che vogliono loro. Per esempio come gli inviati dei giornali e delle TVitaliane, che spacciano i comunicati dell’esercito USA o dell’esercito italiano (in Afghanistan) per notizie.

http://www.youtube.com/watch?v=hxBSzD8kH74

Fonte: Julienews.it

Annunci

Firmate!


http://www.repubblica.it/politica/2010/03/03/news/appello_tg1_3_marzo-2494538/

“Amici”… delle ex mogli degli amici


Ha stuprato l’ex moglie del suo migliore amico, con il quale aveva trascorso la serata e parte della nottata girovagando da un locale all’altro e bevendo una grande quantità di alcol. Per questo motivo Catello Miotto, 25 anni, originario di Napoli, residente a Bagnaia, una frazione di Viterbo, è stato arrestato dai carabinieri. Il giovane, titolare di una scuola di ballo, aveva avuto una certa notorietà nel 2003 per aver partecipato come ballerino alla trasmissione “Amici” di Maria De Filippi. Miotto, secondo quanto accertato dai carabinieri, sapeva che la donna, 33 anni, viterbese, avrebbe trascorso la notte in casa del suo ex marito per accudire la figlia di 6 anni, affidata al padre. Glielo aveva detto proprio lui mentre erano in giro per locali. Proprio in uno dei locali un buttafuori gli avrebbe negato l’ingresso. «Torno a casa» ha detto ad un certo punto Miotto all’amico, che invece è rimasto nella discoteca. Giunto a Bagnaia, anzichè salire a casa sua si è fermato al piano sottostante, dove abita l’amico, ha suonato il campanello e la donna lo ha fatto entrare. Hanno conversato alcuni minuti. Lui gli ha raccontato quanto successo nella discoteca. Sembrava affranto. La donna ha cercato di consolarlo. Poi lui le ha chiesto un bacio e al suo rifiuto, è scattata la violenza. L’ha afferrata, la spinta in camera da letto, dove dormiva al figlia, l’ha scaraventata sul letto. La donna ha tentato di resistergli, lo ha graffiato, gli ha provocato anche una ferita che è stata poi riscontrata dai carabinieri. Mentre la stava stuprando è arrivato l’ex marito che lo ha visto chino su lei che si divincolava. Lo ha sollevato, picchiato fino a farlo cadere sul pavimento e poi ha chiamato i carabinieri. La donna, in stato di choc, è stata trasportata all’ospedale cittadino, dove una visita medica ha confermato la violenza sessuale subita. Anche il giovane è stato visitato e i medici gli anno riscontrato i graffi che gli ha procurato la donna nel tentativo di sottrarsi allo stupro. I carabinieri hanno anche prelevato campioni dalle tracce di sangue trovate nella stanza e sul corpo della donna. Subito dopo il giovane è stato rinchiuso nel carcere viterbese di Mammagialla, in attesa di essere sottoposto ad interrogatario da parte del magistrato.

Fonte: lastampa.it

Un attacco alla libertà


A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l’identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.

In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google – David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l’azienda nel 2008) – con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell’esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.

Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi – David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes – per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l’intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.

C’è un’altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di “segnalazione e rimozione” avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme – ogni singolo testo, foto, file o video – il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.

Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell’appello.

Scritto da: Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel – Europe, Middle East and Africa

googleblog.com

Rosarno-bis: Altro che Italia “non razzista”


Guerriglia urbana a Milano dopo l’uccisione di un egiziano di 19 anni in una rissa tra immigrati.

Hamed Mamoud El Fayed Adou è stato accoltellato poco prima delle 18 in via Padova dopo un litigio tra un gruppo di cinque sudamericani e tre nordafricani.

La ferita non gli ha lasciato scampo e l’episodio ha scatenato l’ira della comunità nordafricana. Nella notte gruppi di 20-30 immigrati sono scesi nelle strade rovesciano motorini, ribaltando automobili e sfondando vetrine a caccia di ecuadoriani e peruviani. Le forze dell’ordine sono intervenute per sedare i disordini e hanno arrestato quattro persone.

Fonte: Lacronacaitaliana.com