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Il paese dei balocchi


Tecnicamente si può già parlare di dittatura. Forse non ce ne siamo ancora accorti perché siamo abituati ai colonnelli greci o alla giunta militare cilena. Ma quello che conta è la sostanza, non la forma. Oggi è inutile mandare i carri armati per prendere il controllo delle principali reti televisive, basta cambiare i direttori. Non serve far bombardare la sede del parlamento, è sufficiente impedire agli elettori di scegliere i parlamentari. Non c’è bisogno di annunciare la sospensione di giudici e tribunali, basta ignorarli. Non vale la pena di nazionalizzare le più importanti aziende del paese, basta una telefonata ai manager che siedono nei consigli d’amministrazione. E l’opposizione? E i sindacati? Davvero c’è chi pensa che questa opposizione e questi sindacati possano impensierire qualcuno? Gli unici davvero pericolosi sono i mafiosi e i criminali, ma con quelli ci si siede intorno a un tavolo e si trova un accordo. Poi si può lasciare in circolazione qualche giornale, autorizzare ogni tanto una manifestazione. Così nessuno si spaventa. E anche la forma è salva. – Giovanni De Mauro

Firmate!


http://www.repubblica.it/politica/2010/03/03/news/appello_tg1_3_marzo-2494538/

“A far l’amore..


in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, in tutto il mondo, l’universo..”

Ebbene sì, ho sentito per la prima volta, e interamente, la canzone vincitrice di Sanremo.

Mi ha colpito la vena poetica di questa frase: sui modi dell’amore, beh, niente da dire, sui luoghi, infiniti pure questi, ma sui laghi ho iniziato ad avere qualche tentennamento.

Se questo ragazzino voglia dire dentro tutti i laghi, sarebbe un ottimo modo per sperimentare l’amore in apnea, che ad ogni modo, credo abbia un quoziente di difficoltà estremamente alto.

Se invece voglia dire su tutti i laghi, beh, allora gente, abbiamo ritrovato un signore che aspettavamo da 2010 anni.

Se invece sia una trovata di merchandising ad hoc per un canzone orecchiabile..

A voi la scelta.

Un attacco alla libertà


A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l’identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.

In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google – David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l’azienda nel 2008) – con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell’esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.

Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi – David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes – per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l’intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.

C’è un’altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di “segnalazione e rimozione” avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme – ogni singolo testo, foto, file o video – il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.

Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell’appello.

Scritto da: Matt Sucherman, VP and Deputy General Counsel – Europe, Middle East and Africa

googleblog.com

Pagelle Sanremo


ANTONELLA CLERICI – 7 – Questa ostinata voglia di sembrare così casereccia, made in home, vitale, a me ha stancato. Si vede che non è così, è troppo stentata. Un bel voto per gli ospiti, nonostante i cache esorbitanti.

ARISA – “Ma l’amore no”- 6 e 1/2. Un’altra filastrocca, beh, due volte stanca.

MALIKA AYANE – “Ricomincio da qui” – 9 e 1/2. Fantastica voce, sensuale nei movimenti: perfetta. L’unica che meritava di vincere sul serio.

SIMONE CRISTICCHI – “Meno male” 9 – L’unico che ha dato un senso alla sua apparizione: ha parlato di un tema talmente importante, che non è stato nemmeno considerato nei primi 3. Travisata la sua frase in riferimento agli Aquilani, come al solito sappiam fare solo polemiche.

TOTO CUTUGNO – “Aeroplani” – 2 – E’ il solo artista italiano in gara famoso all’estero. E’ ormai bello che cotto il bel Toto. C’ha provato anche con le tette della Belen, alla quale oramai, tra TIM, pubblicità e cazzate varie, mancava solo Sanremo. Non ha funzionato.

NINO D’ANGELO – “Jammo ja” – 6 – Non male. La canzone era orecchiabile, facilmente comprensibile. Peccato.

IRENE GRANDI – “La cometa di Halley” – 7 – Non male la sua apparizione, estremamente grintosa come al solito: probabilmente il suo tempo è finito però.

MARCO MENGONI – Credimi ancora – 7 – Una voce niente male, modi un pò effemminati, ma efficaci. Meritava il terzo posto.

MORGAN – “La sera” – Non pervenuto. Per fortuna. La canzone era pessima.

FABRIZIO MORO – “Non è una canzone”8 – Una critica politica, non ben esplicita, forse per evitar di far rumore. Un bel voto per la scelta degli ospiti, DJ Jad e Jarabe de Palo. Bravo.

NOEMI – “Per tutta la vita” – 9 – Meritava un posto sul podio. Una voce bellissima, una canzone niente male. Peccato che il pubblico non sia così abituato a votarla.

NOMADI ft IRENE – “Il mondo piange”4 – Niente da dire sui Nomadi, ma il pezzo è monotono e ripetitivo.

POVIA – “La verità (Eluana)”7 – Si pensava cavalcasse ancora una volta le disgrazie altrui per farsi pubblicità. Il realtà un pezzo leggero e orecchiabile. Per la prima volta si sente la sua vera voce canora. Non male.

PUPO, EMANUELE FILIBERTO E LUCA CANONICI –Italia amore mio”1 – Squallidi. Ridicoli. Penosi.

ENRICO RUGGERI – “La notte delle fate”- 6 – Un voto alla carriera, più che alla canzone.

VALERIO SCANU – “Per tutte le volte che”- 7 – Il vincitore. Il pezzo è il solito romantichevole e stomachevole pezzo da Sanremo. Lui sembra Orlando Bloom, per questo il voto.

SONOHRA – “Baby” – 2 – Il voto semplicemente per non mettere meno dei Tre pupari. Sembrano Paola e Chiara al maschile. Giudicate voi se è un complimento.

ORCHESTRA – 10 – Il momento di massima cultura quando gettano gli spartiti sul palco dell’Ariston. Mi ha ricordato i soldi falsi buttati addosso a Craxi. Fenomenali

Italia amore mio!


Io ieri sera ho guardato il Festival. Lo dico, così, fermamente, per farvelo sapere.

Ero 1 di quegli 11 milioni di Italiani che ha guardato il 60esimo Festival della Canzone Italiana.

Beh, che dire.

Abbastanza scarso. Il picco massimo è stato il grido Italia Amore mio! di Pupo, Emanuele Filiberto e l’allegra combriccola di Savoiesi alla riscossa speranzosi di poter riacquistare un secolo di infamie, in 3 minuti di una canzone, tra l’altro, di merda. Sembrava uno di quei trii assemblati così, un pò a capocchia direbbe qualcuno. Un tenore, sulla cui voce non si può ridire niente, un cantante-conduttore, che di cantante ha ben poco e di conduttore ancora meno, e un principe opportunista presente in ogni trasmissione Rai degli ultimi due mesi.

Senza contare Arisa, beh, la stessa filastrocca due volte stanca.

Il resto, pan per i cronisti.

“Carnine bianche” e immoralità italiana


Ennesimo scandalo in rai. Questa volta, la figura, in diretta TV, è di quelle colossali. Un pò una gran figura di merda, direbbe qualcuno.

Il co-conduttore della Prova del Cuoco, Beppe Bigazzi, famoso più che per le sue ricette, per essere stato beccato più volte da Striscia nel mentre si ravanava li coglioni, ha appunto esposto alla ciurma di indaffarati e improbabili cuochi spettatori come cucinare un gatto.

Eh sì, un gatto. Il video ha naturalmente scatenato le ire degli animalisti, che premendo di forza sulla RAI hanno costretto il consiglio d’amministrazione a sospendere il cucinagatti a tempo indeterminato.

Senza dimenticare che solo un annetto fa’, lo stesso Bigazzi sottolineava come il mangiar cani era proprio “di una cultura superiore”.

Insomma, un TSO sarebbe opportuno a questo anziano signore, che tra ravanamenti vari, doppi sensi e carnine bianche, imbratta la figura chiara e soave della Isoardi, che non è di certo la Clerici, e questo andrebbe sottolineato più volte.

L’altro aspetto della medaglia è come sia strano che la legge italiana tuteli gatti e cani in quanto animali riconosciuti domestici lasciando alla discriminazione umana, polli, galline, cavalli, asini e bovini vari.

Chi stabilisce che la gallina non sia un animale domestico? Lo è stato per una vita, non vedo perchè non debba esserlo ora. Andrebbe fatta una scelta razionale, obiettiva ed oggettiva.

Magari, ‘na volta tanto.