Il marxista Brunetta


Potrà sembrare il mondo capovolto, ma il centrodestra è testa a testa nella Venezia rossa con un candidato che cita Marx. «Matto io? Forse. Diranno “ma chi ti credi di essere?”. Certamente. Ma questo è il mio progetto per Venezia: solo io propongo un’uscita dal declino, e per uscire dal declino occorre l’e-co-no-mia, rilanciare la base economica della città, puntare su un alto valore aggiunto, un po’ com’erano le spezie nella grande Venezia dei secoli passati. Le nostre spezie sono la scienza, l’innovazione e soprattutto le infrastrutture: sublagunare, aeroporto, raddoppio del porto, terminal off-shore dei petroli, che vuol dire portare il petrolio fuori dalla laguna, il Mose… Le grandi istituzioni culturali sono figlie di tutto questo. Vengono dopo».
Ma come, direbbe invece un marziano calato in laguna, e la Biennale, la Mostra del Cinema, i poderosi Musei civici, le grandi fondazioni come la Punta della Dogana restaurata da Tadao Ando, la Fondazione Vedova rimessa a lucido da Renzo Piano, vanti speciali del sindaco uscente Cacciari? Renato Brunetta, davanti ai professori di Ca’ Foscari, cita e ricita Marx: «Biennale e Mostra sono, marxianamente, sovrastrutture». Gli anziani e, diciamo, tradizionali professori di Ca’ Foscari sussultano. Ma per il ministro-candidato sindaco è quasi un vezzo scuotere certe liturgie un po’ polverose.

FONTE: Lastampa.it

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