Archivio per gennaio 2010

“Si vis pacem para bellum”


Barack Hussein Obama II è il vincitore del premio Nobel per la pace del 2009. La decisione del comitato di Oslo è stata, come non mai, attaccata e criticata per la poca concretezza delle motivazioni e per le evidenti contrapposizioni tra il concetto di pace e l’America dei nostri giorni rappresentata appunto da Mr. “ Yes, we can”. La vittoria di Obama non è la prima di un presidente degli Usa: è il quarto a vincerlo ma è il primo per il futuro e non per il passato. La scelta del comitato norvegese è, però, una sorta di scommessa nei confronti dell’operato di Obama. La tanto impopolare decisione sembrerebbe avere anche delle motivazioni concrete a detta della commissione che assegna il Nobel. Senza dubbio rappresenta una personalità che è stata capace di attirare da subito l’opinione pubblica e non solo per il colore della pelle, inoltre ha subito alimentato le speranze di coloro che sognano un mondo diverso. Queste speranze nascono dalla convinzione che i primi passi di Obama siano stati mossi nella direzione esatta. Passi importanti sono l’accordo con la Russia per la riduzione degli arsenali nucleari e il discorso a Il Cairo rivolto al mondo musulmano per l’apertura all’Iran e per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il premio Nobel dunque diventa un mandato internazionale che carica di ulteriori responsabilità il neo presidente degli Stati Uniti, che ormai, a soli 9 mesi dall’ingresso nella Casa Bianca, è già un’icona globale. Ora è necessario che le promesse vengano mantenute per zittire tutte le critiche che si articolano sullo scottante tema dei conflitti in corso. Tutti sanno (impossibile far finta che non esistano) che gli Stati Uniti stanno conducendo ben due guerre, dove ogni giorno muoiono soldati e civili. Do you remember Afghanistan and Iraq? Sicuramente Mr.President penserà al suo Nobel per la pace quando dovrà decidere di rafforzare o no le truppe in Afghanistan dove la situazione diventa ogni giorno sempre più critica. L’imperativo è che Kabul non diventi il suo Vietnam e che davvero Obama possa segnare una svolta nella storia. Con tali convinzioni è stata presa la decisione all’unanimità, e ciò evidenzia il fatto che già da tempo non c’erano dubbi sulla scelta del vincitore. La storia del premio ci porta alla memoria tanti casi in cui la commissione ha avuto degli abbagli; tutto ciò non vuole essere affatto un’accusa di mancanza di ponderazione nell’assegnazione del premio nel caso del presidente Obama. Il “pacifista “Stalin” fu nominato due volte per “il suo impegno nel porre fine al secondo conflitto mondiale…” , vicini alla candidatura anche i due hippie, Mussolini ed Hitler. Chi invece lo meritava davvero non lo ha mai ricevuto: Mohandas Karamchand Gandhi fu assassinato nel ’48 senza riuscire mai ad aggiudicarsi il premio. Ma per quanto riguarda Obama è tutta un’altra storia. La sua premiazione, come detto, ha un’utilità e poco importa se il “Times” di Londra parla di “assurdità” o di “presa in giro”, dobbiamo solo augurarci che servirà a qualcosa. Obama ha voluto ritirare personalmente il premio e in questa occasione ha rilasciato delle dichiarazioni nelle quali ha ammesso di essere onorato per il premio e di non sentirsi sicuro di meritarlo. Nonostante ciò lo ha accettato con tanta umiltà e determinazione e, per dissipare le critiche ha affermato: “ La guerra è nata insieme all’uomo e a volte diventa un fattore imprescindibile”. Forse il latini avevano ragione: “Si vis pacem para bellum”.