Il primo ministro del “Ma che cazzo..!?”


berlusconi-setChe cosa fa dire a Silvio Berlusconi le cose ridicole che dice?

Gli Americani che hanno avuto l’occasione di vedere il bizzarro filmato sul Vertice dei G20 della settimana scorsa, con il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi che sbraitava “Miister Obamaa, Miister Obamaa!” con evidente irritazione della Regina inglese – e che erano rimasti scioccati dopo la famigerata battuta su Obama, definito “alto, bello e abbronzato” potrebbero domandarsi: Che cos’ha quest’uomo? Ha per caso un problema con Obama?

Giusto per mettere a tutti l’anima in pace, la risposta immediata è: No, lo fa con tutti! O, perlomeno, qualcosa di ugualmente bizzarro. Appena pochi giorni dopo l’episodio del “Miister Obama”, Berlusconi ha messo in imbarazzo il cancelliere tedesco Angela Merkel uscendo dalla sua limousine per una visita ufficiale parlando al cellulare, mentre lei lo attendeva su un tappeto rosso per accoglierlo. Lui le ha voltato le spalle e ha continuato a parlare per diversi minuti mentre la Merkel è rimasta lì in piedi a mano protesa finchè finalmente, con evidente disappunto, ha lasciato perdere ed è rientrata.

Cose come queste accadono da quando Berlusconi divenne per la prima volta Presidente del Consiglio nel 1994. Durante una delle sue prime conferenze internazionali, fece il “segno delle corna” o “del cornuto”, sulla testa del Ministro degli Esteri spagnolo mentre si posava per una foto di gruppo. Alle obiezioni della gente, egli insistette che si trattava di un gesto “amichevole” volto a creare un senso di cameratismo.

Nel 2001 diede del kapò di un campo di concentramento ad un membro tedesco del Parlamento Europeo; nel 2002 definì il Primo Ministro danese Anders Rasmussen “il più attraente politico in Europa” e suggerì che questi sarebbe potuto essere un ottimo partito per la moglie stessa di Berlusconi, la quale si vociferava avesse, all’epoca, una relazione con l’allora sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. “È molto più bello di Cacciari” disse Berlusconi durante una conferenza stampa, aggiungendo quindi ad un perplesso Rasmussen “Ti spiego dopo”.

Dopo i negoziati sulle politiche agricole nel 2005, egli sottolineò di avere usato tutte le sue “capacità di playboy” per strappare concessioni in favore dell’Italia al Primo Ministro finlandese, una donna non certo nota per bellezza fisica.

Nel periodo in cui Berlusconi rivestì la carica di presidente dell’Unione Europea, due anni prima, sconvolse un convegno di capi di stato proponendo di alleggerire l’atmosfera parlando di “calcio e donne”. Successivamente suggerì a Gerhard Schroder, il pluri-sposato ex cancelliere tedesco, che egli forse avrebbe voluto parlar loro di donne.

Vi è una logica in ciò che può sembrare essere una strana forma di sindrome di Tourette? I suoi commenti inappropriati sono il comportamento di un uomo talmente potente nel suo Paese, la cui ricchezza privata e potere pubblico sono un tutt’uno, che egli non fa più distinzione fra comportamento pubblico e privato. E non è tenuto a farla. E’ circondato da impiegati e portaborse che sghignazzano ai suoi scherzi e elogiano ogni sua esclamazione – e da giornalisti che non fanno mai domande difficili o imbarazzanti.

Si comporta ad una conferenza stampa internazionale come se fosse seduto alla tavola di casa sua. Infatti, è più a suo agio nell’intrattenere ospiti internazionali nella sua favolosa villa in Sardegna (fondendo ancora una volta pubblico e privato), dove capi di stato e soubrette televisive possono mischiarsi – e Berlusconi può dire ogni cosa gli passi per la testa senza il timore di un pubblico imbarazzo.

E’ così abituato al controllo pressoché totale della stampa italiana da reagire con sgomento e rabbia quando la stampa internazionale non riesce a trattarlo con una simile deferenza. L’affermazione di Berlusconi sul “kapò”, trasmessa in tutto il mondo, non è stata mandata in onda sulla principale TV di stato. La stessa cosa è avvenuta di recente, quando Berlusconi ha fatto un commento che è sembrato indicare che lo stupro fosse una naturale conseguenza della libido maschile: “Per fermare gli stupri, dovremmo assegnare un poliziotto ad ogni ragazza carina in Italia.”

Parte delle brutte figure di Berlusconi all’estero derivano anche dal suo desiderio di dominare ogni situazione e dalla sua frustrazione nel dover occupare un posto secondario nei convegni internazionali. Quando Berlusconi spiegò che egli non avrebbe partecipato alla cerimonia di inaugurazione di Obama a Washington, espresse un commento rivelatore: “Non sono una comparsa nel cast di un film; sono un attore protagonista.” Berlusconi è chiaramente seccato che Obama, un nuovo arrivato con solo un paio di milioni di dollari di patrimonio, sia una star ben più grande.

Dunque, come mai Berlusconi continua a essere così popolare in Italia, secondo quanto suggeriscono sia la sua rielezione la scorsa primavera sia i recenti sondaggi?

Beh, il suo intuito politico in patria e la sua incapacità all’estero – un’apparente contraddizione – sono in realtà strettamente legati.

Il suo commento riguardo l’alleggerire i negoziati sulla Costituzione Europea parlando di “calcio e donne” sembrò non dignitoso agli occhi dei suoi colleghi politici, ma è parte del fascino populista di Berlusconi in Italia. Dopo tutto, “calcio e donne” sono gli argomenti di conversazione preferiti nei bar all’angolo nella maggior parte delle città italiane e la reputazione di Berlusconi come padrone di club calcistici e la celebrità legata alle dicerie che lo associano a numerose belle donne è parte di ciò che ha permesso all’uomo più ricco del paese di sviluppare un genuino fascino operaio.

Che l’Italia non solo accetti, ma addirittura approvi Berlusconi è sintomo di un paese in profonda crisi, con un’economia stagnante, una classe politica di cui la popolazione ha la nausea e una debole opposizione che ha fallito nell’offrire una credibile alternativa a Berlusconi.

I suoi commenti inappropriati sono visti da alcuni dei suoi sostenitori come una forma di autenticità, l’opposto delle accorte affermazioni di politici esemplari, e quindi rinforzano l’immagine di Berlusconi come anti-politico.

Inoltre, a differenza della maggior parte dei suoi rivali, che devono fingere di apprezzare e capire la cultura popolare, Berlusconi possiede un fiuto infallibile per il più basso denominatore comune che l’ha aiutato moltissimo nella sua carriera come magnate delle televisioni, e ancora continua a farlo. Egli ama sinceramente le serie televisive dozzinali e l’umorismo da volgare.

Per quanto riguarda Obama, lui e Berlusconi dovrebbero andare tranquillamente d’accordo. È difficile immaginare che il suo modo di parlare da spogliatoio vada bene specialmente con Obama, ma Berlusconi sa anche riconoscere una star quando la vede ed è ansioso di attaccarvisi (nonostante egli preferisca pur sempre essere l’attrazione principale). E, infatti, Berlusconi è emerso dall’incontro con il presidente degli Stati Uniti entusiasta: “Ha confermato le mie aspettative, facendomi un’eccellente impressione per saggezza, lucidità e, devo dirlo, umiltà.” Qualcosa che nessuno ha imputato a Berlusconi.

Alexander Stille, The New Republic, USA

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