Come diceva George Orwell..


“La vera libertà di stamp3079551501_0daefd2e25_ma è dire alla gente quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire.”

Rispondeva in questo modo George Orwell tutte le volte che qualcuno gli chiedeva cosa fosse l’informazione e la libertà che ne discende.

La libera informazione è uno dei diritti ineluttabili e sacrosanti che una democrazia, come quella Italiana, dovrebbe sostenere in tutte le sue sfaccettature.

Proprio da qui parte il primo spunto di riflessione: la scelta del nostro Blog è si assai coraggiosa, ma difficilmente imitabile in ambiti e contesti di maggior rilievo, nei quali troppo spesso i clientelismi e gli interessi di parte predominano sulla libera scelta di ogni giornalista, sia essa politica, morale o sociale.

E’ per questo che spesso risulta difficile definire imparziale od obiettiva l’informazione proveniente dalla televisione o dai giornali, e per questo che applausi o fischi vengono talvolta cancellati, è per questa che il numero di spettatori ad un comizio viene enormemente aumentato o diminuito di conseguenza, è per questo che ogni giorno, ogni singola parola, deve essere sottoposta ad un attento vaglio, ad una attenta revisione.

Questo perché, a causa di troppi interessi, l’informazione a volta si arroga il diritto di far seguire un percorso ben stabilito e tacito all’opinione pubblica, divenendo un metaforico burattinaio che tende i fili con i quali gestisce le menti.

E, sempre per questo motivo, capita che alcuni temi scompaiono improvvisamente dal dibattito medaitico.

Basti pensare a temi come la spazzatura di Napoli, la guerra in Afghanistan o le truffe Parmalat e Cirio.

Tutte notizie che giungono alle orecchie di ogni spettatore tacito per scomparire in un periodo di tempo più o meno breve in un mare di ipocrisia e voluttuosità.

Ma ancora più difficile è capire quanto l’informazione italiana in particolar modo quella inerente all’ambito giornalistico scritto, si dedichi alle attenzioni e alle necessità dei giovani di questo paese, necessità che molto spesso vanno ben oltre le ultime e scottanti notizie del “calciomercato”.

Proprio per questo molti giovani preferiscono leggere o informarsi su internet più che acquistare un giornale all’edicola, dando vita alla cosiddetta “democrazia informatica”, che rappresenta una rivoluzione storica pari quasi a quella della stampa, dove chiunque può far sentire la propria voce e spesso i contenuti che provengono dal basso sono più attendibili di quelli televisivi o che appaiono tutti i giorni sui quotidiani.

Già negli Stati Uniti il potere d’indirizzo di alcuni blogger è quasi uguale a quello di un quotidiano e anche in Italia l’informazione fai da te dei blogger si sta diffondendo sempre più.

Proprio per questo motivo la rete può contribuire al cambiamento sociale, culturale e comunicativo.

Su internet, sul web contemporaneo, chi legge è anche in grado di scrivere, commentare, comunicare, di produrre esperienze e di spostare le esperienze originali verso assi nuovi e direzioni che chi ha prodotto la prima fonte non poteva immaginare. In sostanza, internet genera quel dialogo che tanto manca alla civiltà moderna e alla politica stessa che si ostina a mettere le mani sull’informazione.

Basti pensare alle intercettazioni, mezzo grazie al quale sono scoperte metà delle truffe allo stato e numerosi altri reati, che non potranno né più essere utilizzate né pubblicate.

I giornali che lo faranno saranno sottoposti a multe salate e i giornalisti allontanati dal giornale e costretti a processo nel quale rischiano dagli 1 ai 3 anni di galera.

Noi ci impegneremo a scrivere e a riprendere ciò che viene pubblicato dalle sentenze pubbliche e da alcuni giornalisti “free-lance”.

Arrestateci tutti.

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