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gennaio 25, 2010

“Si vis pacem para bellum”

Archiviato in: Francesco Gasbarro, Politica — Francesco Gasbarro @ 15:24
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Barack Hussein Obama II è il vincitore del premio Nobel per la pace del 2009. La decisione del comitato di Oslo è stata, come non mai, attaccata e criticata per la poca concretezza delle motivazioni e per le evidenti contrapposizioni tra il concetto di pace e l’America dei nostri giorni rappresentata appunto da Mr. “ Yes, we can”. La vittoria di Obama non è la prima di un presidente degli Usa: è il quarto a vincerlo ma è il primo per il futuro e non per il passato. La scelta del comitato norvegese è, però, una sorta di scommessa nei confronti dell’operato di Obama. La tanto impopolare decisione sembrerebbe avere anche delle motivazioni concrete a detta della commissione che assegna il Nobel. Senza dubbio rappresenta una personalità che è stata capace di attirare da subito l’opinione pubblica e non solo per il colore della pelle, inoltre ha subito alimentato le speranze di coloro che sognano un mondo diverso. Queste speranze nascono dalla convinzione che i primi passi di Obama siano stati mossi nella direzione esatta. Passi importanti sono l’accordo con la Russia per la riduzione degli arsenali nucleari e il discorso a Il Cairo rivolto al mondo musulmano per l’apertura all’Iran e per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Il premio Nobel dunque diventa un mandato internazionale che carica di ulteriori responsabilità il neo presidente degli Stati Uniti, che ormai, a soli 9 mesi dall’ingresso nella Casa Bianca, è già un’icona globale. Ora è necessario che le promesse vengano mantenute per zittire tutte le critiche che si articolano sullo scottante tema dei conflitti in corso. Tutti sanno (impossibile far finta che non esistano) che gli Stati Uniti stanno conducendo ben due guerre, dove ogni giorno muoiono soldati e civili. Do you remember Afghanistan and Iraq? Sicuramente Mr.President penserà al suo Nobel per la pace quando dovrà decidere di rafforzare o no le truppe in Afghanistan dove la situazione diventa ogni giorno sempre più critica. L’imperativo è che Kabul non diventi il suo Vietnam e che davvero Obama possa segnare una svolta nella storia. Con tali convinzioni è stata presa la decisione all’unanimità, e ciò evidenzia il fatto che già da tempo non c’erano dubbi sulla scelta del vincitore. La storia del premio ci porta alla memoria tanti casi in cui la commissione ha avuto degli abbagli; tutto ciò non vuole essere affatto un’accusa di mancanza di ponderazione nell’assegnazione del premio nel caso del presidente Obama. Il “pacifista “Stalin” fu nominato due volte per “il suo impegno nel porre fine al secondo conflitto mondiale…” , vicini alla candidatura anche i due hippie, Mussolini ed Hitler. Chi invece lo meritava davvero non lo ha mai ricevuto: Mohandas Karamchand Gandhi fu assassinato nel ‘48 senza riuscire mai ad aggiudicarsi il premio. Ma per quanto riguarda Obama è tutta un’altra storia. La sua premiazione, come detto, ha un’utilità e poco importa se il “Times” di Londra parla di “assurdità” o di “presa in giro”, dobbiamo solo augurarci che servirà a qualcosa. Obama ha voluto ritirare personalmente il premio e in questa occasione ha rilasciato delle dichiarazioni nelle quali ha ammesso di essere onorato per il premio e di non sentirsi sicuro di meritarlo. Nonostante ciò lo ha accettato con tanta umiltà e determinazione e, per dissipare le critiche ha affermato: “ La guerra è nata insieme all’uomo e a volte diventa un fattore imprescindibile”. Forse il latini avevano ragione: “Si vis pacem para bellum”.

ottobre 18, 2009

Anch’io voglio i calzini fucsia

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Giustizia, Politica — Gianmarco Saurino @ 07:48
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E’ un sillogismo.

Tu condanni una persona importante, loro ti gettano palate di merda in faccia.

Viva i calzini fucsia.

Che fatica

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Varie — Gianmarco Saurino @ 07:35

che faticaCol tempo ti accorgi di come l’Italia sia un gran paese di merda.

Pensavo a come fosse stupido accontentarsi del presente per poi pentirsi di non aver fatto niente. C’è un motivo se questo e altri milioni di blog, siti web, forum, piazze virtuali continuano a brulicare di caratteri, parole e opinioni. Credo, forse spero, che sia per un unico motivo. Nessuno vuole accontentarsi di questa realtà: nessuno vuole tra vent’anni ritrovarsi sbattuta in faccia la storia di un paese andato allo sbaraglio per colpa nostra.

Eppure è così difficile. Forse troppo. C’è da combattere contro un sistema di favoritismi, di corruzione, di valori estinti e di mentalità ormai ossidate. Un sistema talmente radicato in un paese, questo, che smuoverlo, oggigiorno, richiede e richiederà una forza sovraumana. Ci insegnano come le coppie di forze, in fisica, agiscono da diverse linee vettoriali su un unico punto.

Ecco. Mi dico che comunque in questo paese, in questo mondo che ci siamo costruiti, ci siano milioni di coppie di forze pronte ad agire. Parlare di politica e di giustizia talvolta è inutile. Soprattutto quando a nessuno sbatte una minchia di quello che succede. Soprattutto quando noi giovani riusciamo a trasformare i partiti in squadre di calcio, riusciamo a “NOI siamo al potere e VOI ancora a rosicare”, riusciamo a far andare tutto a puttane.

Qualcuno sarà pure contento.

ottobre 15, 2009

Napolitano? Io ti LODO

Archiviato in: Francesco Gasbarro, Giustizia, Politica — Francesco Gasbarro @ 19:02
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Prima di lanciarci nell’analisi di quanto sta succedendo in Italia in merito a questo “benedetto” Lodo, credo sia opportuno riassumere un po’ la situazione passo per passo.

Lodo Alfano 2 - Vauro

Mercoledì 7 Ottobre la Corte Costituzionale dichiara incostituzionale il Lodo Alfano, la legge che prevede l’immunità dai processi penali per le prime quattro cariche dello Stato tra cui il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

La legge è stata bocciata perché viola l’articolo 138 della Costituzione, secondo cui c’è bisogno di una legge  costituzionale per modificare il dettato della Carta, e l’articolo 3 sull’uguaglianza dei cittadini in tribunale.

Un Berlusconi particolarmente veemente ha dichiarato ai giornalisti subito dopo la pubblicazione della sentenza che intende governare  ”fino alla fine del mandato, ahimè nel 2013,  e ha accusato la Consulta di essere un organo politicizzato di sinistra: “Con una Corte Costituzionale con 11 giudici (su un totale di 15) era impossibile che approvassero questo. Andiamo avanti. Dobbiamo governare 5 anni con o senza lodo. Viva l’Italia, viva Berlusconi”.

Il premier, prima del fatidico “viva l’Italia”, ha anche accusato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di non essere imparziale, anzi ha quasi urlato “Il capo dello dello stato sapete voi da che parte sta. Parole alle quali il capo dello Stato ha reagito ribadendo con una nota la sua imparzialità: ”Tutti sanno da che parte sta il presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale”.

Alcuni giorni dopo Il Giornale di Vittorio Feltri afferma che parti del testo del  Lodo Alfano furono scritte da un consigliere giuridico di Napolitano, nell’ambito di un “patto tra gentiluomini” grazie al quale Berlusconi accetto’ di rinunciare a parte del decreto sulla sicurezza “in cambio del ritorno dell’immunità”. Nell’estate del 2008, continua Feltri, i funzionari di Napolitano dissero: “non preoccupatevi, sistemeremo noi il testo del Lodo in modo che non trovi ostacoli alla consulta. Vi garantiamo, passerà”. Queste esternazioni del giornale di famiglia Berlusconi hanno provocato le reazioni del Pd con i suoi vari esponenti che hanno difeso l’operato del PdR e hanno definito indecente ciò che è stato scritto.

Sono due gli argomenti di dibattito che emergono da tutto questo “ambaradan”: il rispetto oramai perduto per le istituzioni e per ciò che rappresenta l’Italia stessa e il Lodo ritenuto incostituzionale dalla Corte. In una politica che oggi come non mai sembra sempre di più una partita a Risiko non si risparmia neanche più il Capo dello Stato e insieme a lui la Costituzione e la storia dell’Italia. Solitamente il presidente della Repubblica dovrebbe essere una sorta di moderatore della politica ma in in Italia, dove  tutto va a “farsi fottere”, anche questo è messo in discussione. Rispetto gente! Rispetto! Lo stesso stesso rispetto che il Premier chiede per se stesso! Chissà se un giorno questa Italia imparerà a non partitizzare qualsiasi cosa che esiste e ad avere un po’ più di nazionalismo che ultimamente riesumiamo solo in occasione dei mondiali di calcio o  cose del genere.

E’ questo il paese in cui si pensa sempre e solo al proprio “di dietro” e non al collettivo. A proposito: in conclusione, un pensiero sul  Lodo Alfano ?

La domanda che sorge spontanea, o che dovrebbe, ad un comune comune cittadino è semplice dal momento che Berlusconi si è professato così strenuamente innocente, perchè , e ripeto perchè , non si  fa processare come ogni comune mortale?

Sarà perchè siamo tutti farabutti, sarà perchè siamo tutti comunisti, ma come diceva Orwell, “erano tutti uguali innanzi alla legge, ma i maiali eranoe sono evidentemente, n.d.r. – più uguali degli altri”.

Dunque la legge rimane (parzialmente) uguale per tutti e non ci resta che dire:

”Buona fortuna Mr. President”.

Segnalazioni:

Lo sfogo di Papi dopo la bocciatura del Lodo - http://www.youtube.com/watch?v=FwcaCcjGl4U

Lo sfogo di Emilio fede dopo la bocciatura del Lodo - http://www.youtube.com/watch?v=KVCHvrKN2dg

Travaglio sul Lodo - http://www.youtube.com/watch?v=u-BfWjc13YY

giugno 25, 2009

Scodinzolini forever

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Politica — Gianmarco Saurino @ 11:26

235209E’ un periodo in cui, sinceramente, il Blog è stato davvero l’ultima delle mie preoccupazioni. Non mi sono preoccupato di aggiornarlo molto, notando che, comunque, le visite non mancavano/mancano. (Articolo su Brunetta docet)

Sono successe tante cose nell’ultimo periodo, tante cose di cui avrei voluto parlare. La mia continua sfiducia in un uomo come Antonio Di Pietro, le “pedofiliate” di Silvio Berlusconi, la mia continua indignazione per la tv di regime, per l’informazione sottomessa, ormai ridotta a larva.

Ma pochi giorni fa è avvenuto l’inevitabile.

Minzolini è stato eletto nuovo direttore del TG1. Il direttore del maggiore telegiornale del servizio pubblico. Una carica importante, ricoperta in passato da Gad Lerner poi giù per una discesa senza fine, fatta di censure, di silenzi, di asservilimento continuo. Prima Mimun, uno che spazia dal tg5 al tg2 al tg1 senza farsi troppi problemi. Perchè farsene in teoria, il padrone è sempre lo stesso.

Mimun è stato ed è un grande esempio di Pulitzer per la censura. Basti ricordare quando fu l’unico a non mandare in onda, nell’edizione del tg1 del 2 luglio 2003,  l’audio della seduta del Parlamento europeo in cui il premier Silvio Berlusconi paragonava ad un kapò nazista il deputato socialista tedesco Martin Schulz, colpevole solo di aver sottolineato il suo conflitto di interessi e le scelte del suo governo.

Secondo il Financial Times: Neanche il telegiornale sovietico di Breznev avrebbe potuto fare di meglio.

Senza dimenticare inoltre quando fu smascherato da Striscia la notizia nel settembre 2003. Il tg1 di Mimun presentò l’intervento di Berlusconi all’ONU accolto da applausi dell’aula al gran completo. Fu fatto in realtà davanti a sedie semivuote e pochissima gente. Le immagini del pubblico erano quelle dell’invervento precedente di George W. Bush.

Mimun, un grande esempio di servilismo italiota. Avrebbe carriera assicurata negli altri paese “Parzialmente liberi” per quanto riguarda la libertà di stampa.  Come noi, insomma.

Passando poi dal sempre molto elegante e servizievole, Gianni Riotta e il suo Benjamin, si arriva al premio Pulitzer in questione. Augusto Minzolini.

Dell’ultimo scandalo che riguarda il giro continuo di attricette e puttane a Villa Certosa e Palazzo Grazioli, le stesse che poi sono state candidate prima e eliminate subito dopo le parole di guerra di Veronica Lario, il tg1 è riuscito a dare solo brevi e futili particolari, tralasciando le indagine relative all’inchiesta di Bari.

Minzolini ha definito il tutto “carta straccia, gossip, informazione da nulla”.  Minzolini è uno di quei giornalisti che andavano qualificati. Dopo aver lavorato con Panorama ed esserne stato editorialista, nonchè grande amico di Rossella, e inventore del minzolinismo, neologismo nato a metà degli anni ‘90, inteso come «forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle informazioni raccolte», Scodinzolini ha finalmente realizzato il suo sogno. Soddisfare il padrone.

giugno 17, 2009

FIGLI DI PUTTANA

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Varie — Gianmarco Saurino @ 09:06

http://napoli.repubblica.it/multimedia/home/6482639

Mi sembrava il miglior modo di riaprire il blog dopo una lunga pausa. Avevo in mente tante parole, tante condanne, tante puttanate che sono successe nell’ultimo mese. Berlusconi, Maroni, La russa, niente in confronto a questo.

Il figli di puttana non è dedicato a quei fottuti camorristi, ai quali purtroppo i napoletani sono abituati. Ma è diretto a questi bastardi che continuavano a obliterare biglietti, mentre un rumeno, si un fottuto rumeno, era lì a morire sotto i loro piedi. A MORIRE. Non a cantare una canzoncina di natale con la sua bella fisarmonica.

Petru Birlandeanu era un bardo, se ne andava in giro cercando di raccimolare qualcosina insieme alla sua ragazza. Le sue grida, le sue richieste di dannato aiuto sul corpo esanime del ragazzo, mi hanno davvero distrutto.

maggio 2, 2009

Ma di che vi lamentate?

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Varie — Gianmarco Saurino @ 09:25
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http://www.freedomhouse.org/uploads/fop/2009/FreedomofthePress2009_MOPF.pdf

Vicini al brasile, all’Argentina e all’Iran, per farvi capire.

aprile 28, 2009

Poi vi pare che non ho ragione?

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Politica — Gianmarco Saurino @ 13:00

Io e te non siamo uguali

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Politica — Gianmarco Saurino @ 12:56

Io e te non siamo uguali. Tu sei fascista e io antifascista. Forse per te questo non conta niente. Per me invece conta molto.ioetesiamodiverse

Ti vedo: hai i capelli come me, due occhi come me, una bocca, le orecchie, due seni e il sangue che ti scorre tra le gambe ogni mese. Tutto uguale, ma io e te siamo diverse.

Hai avuto figlie come le ho avute io, hai una famiglia e ami qualcuno. Proprio come me. Ma io e te siamo diverse.

Hai quel sorriso che ti fa una piega strana, una ruga piccola proprio a sinistra del tuo naso. Come se mi guardassi allo specchio. Ma io e te siamo diverse.

Non lo dico per capriccio. E’ un fatto preciso. Te lo posso provare. Ho impiegato una vita a trovare le prove. Per smentire tutti quelli che mi dicevano che io e te eravamo la stessa cosa.

Mi guardavano come si guarda una matta. Eravamo arrivate a questo. Non mi credeva più nessuno.

C’eri tu che dicevi che eravamo uguali e sei riuscita a convincere tante che mi ripetevano le tue parole. Come un mantra. Io come te. Io come te. Io come te.

Non so spiegarti come mai. Forse la mia natura ribelle. Forse perché ho letto la storia e ho ascoltato i racconti delle mie nonne. Tutte persone non sospette. Non militavano in nessuna organizzazione e non alzavano mai la voce. Semplici donne di paese. Avevano il difetto di non essere cieche e di non essere vigliacche.

Condannate alla fame, passavano il tempo a seppellire morti. Se fossero ancora vive mi darebbero ragione, mi direbbero che io e te non siamo uguali, stanne certa.

Io so che è così. Non basta avere lo stesso colore del sangue e appartenere allo stesso genere per essere identiche.

Io e te siamo diversissime. E’ impercettibile per chi non ha chiare le differenze ma persino tra le sorelle gemelle si finisce per saper distinguere una dall’altra.

A me non è mai capitato di voler vivere all’ombra di un uomo. Io non ho mai avuto la passione per il “capo”. Non mi interessa coccolare la fragilità del carnefice. Non mi interessa emergere come donna portatrice delle idee di mio nonno, di mio padre, di mio marito perchè so distinguere tra l’affetto e il senso critico. Non mi interessa fare violenza al mondo per riconciliarmi con i miei affetti. Non mi interessa usare i miei affetti per puro calcolo e per evitare di riconciliarmi con il mondo. A te invece si.

A me non è mai capitato di giustificare il mio ragazzo o mio marito se esce con la spranga e va a malmenare un immigrato. A te invece si. Tu sei persino riuscita a trovare una ragione politica per questa carneficina.

Io non potrei essere complice silenziosa di un figlio, di un uomo che ritiene giusto stuprare una donna per darle una lezione. Non potrei mai ridere alle battute cattive di un marito che giudica e condanna le donne che amano altre donne. Io non potrei vivere con un marito che pensa di dovermi “aiutare” a fare più figli per il bene della patria. Tu invece si.

A me non è mai capitato di considerare altre persone degli esseri inferiori. A te invece si.

A me non è mai capitato di voler imporre la mia opinione su ogni persona della nazione in cui abito. A te invece si. Tu sei convinta che la tua malsana idea sia quella giusta e pur di affermarla uccideresti me. Mi uccideresti a mani nude mentre guardi i miei capelli, la mia bocca, i miei occhi, guardi scorrere il mio sangue e in quel momento e solo allora sei disposta ad ammettere in pubblico, a confessare, che io e te non siamo uguali perché per te io sono niente. Meno di zero.

Capirai certo che non posso rischiare la vita per scoprire il tuo segreto anche perché so già che proverei una delusione. Mia nonna me lo ha raccontato. L’indifferenza è quella che ammazza di più.
Anche se ti scoprissi e ti inducessi ad ammazzarmi in pubblico sono quasi certa che tutti rimarrebbero impassibili, perché confondono la menzogna con la realtà o per convenienza, anzi ci sarebbe persino chi riconoscerebbe in me una colpa e in te il diritto di togliermi la vita.

Perciò non mi resta che farti sapere, dirlo a te, che so mi crederai perchè sei mia nemica. E’ una parola dura, bandita in questo pezzo di secolo. Mi hanno detto che bisogna dire che siamo tutte amiche. Ma io so cos’e’ l’amicizia e tu non sai dimostrarne ne’ a me ne’ a tante altre donne come me.

Tu e io siamo diverse ed è un problema tuo perché te ne devi assumere la responsabilità.

Oggi, lo sai, non è più come una volta. Non lo è grazie a quelle come me. Perciò non devi fare quello che fa tuo marito, non devi cancellare tutto per tenere unita la famiglia, non devi assolvere gli uomini che hai incontrato perché non sapresti come stare al mondo senza di loro.

Oggi sei indipendente, puoi esserlo, hai molte scelte. Tra queste anche quella di appartenere ad un nucleo separatista verde, di rifarti la faccia di plastica e andare a sbraitare in tivu’ sulla purezza della razza e sulla magnificenza del dio cattolico, o quella di fare la fascista del terzo millennio che trova una dimensione sociale nei concerti durante i quali si inneggia alla morte della opinione altrui sul piano fisico.

Non hai più scuse, per me non ne hai mai avute. Sei un pezzo di storia sbagliata che decide e non si indigna mentre i bambini di altre razze vengono cacciati fuori dalla scuola, dal diritto ad una esistenza degna, dalla loro stessa vita. Sei quella che vomita concetti che diventano leggi e si impongono nella mia sfera privata. Sei quella che mi tratta come fossi un numero che deve obbedire quando riceve gli ordini.

Io e te non siamo uguali e mi sono stancata di sentire chi dice che non è così. Smetti di dire bugie e di nasconderti dietro la confusione. Smetti di disorientare, di fare la vittima, di strisciare come un verme tra equivoci e fraintendimenti. Smetti di essere vigliacca. Assumiti la responsabilità di ciò che sei e dillo almeno a me, a me soltanto.

Io e te non siamo uguali. Le donne non sono tutte uguali. Maledette quelle che hanno provato a farmelo credere.

Io e te non siamo uguali. Con te io non condivido niente. Non celebro feste e *unità* di nessun genere. Perciò smetti di mentire e stammi lontana perché se dovessi incontrarti, se tu dovessi interferire ancora con le mie scelte, se tu dovessi ancora impedirmi di esistere, se tu dovessi ancora dirmi che io sono uguale a te, mi sentirei veramente offesa e reagirei. E sarebbe legittima difesa.

Da femminismo a sud

aprile 25, 2009

Scandalo Formato G8

Archiviato in: Gianmarco Saurino, Politica — Gianmarco Saurino @ 14:13
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di Fabrizio Gatti, l’Espresso

Per il summit dei grandi della terra alla Maddalena lavori da 300 milioni di euro. E l’appalto più ricco va a una società vicina alla moglie del dirigente della Protezione civile che sovrintendeva all’intera opera

Prende forma il palazzo del vertice

In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117 milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna di soldi pubblici che l’Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull’isola della Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa. Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società. Una spesa da nababbi con l’aria che tira, le famiglie in crisi, la Fiat in gravi difficoltà e l’Alitalia ko. Inutile tentare di sapere perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare d’appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato: provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.


Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della riservatezza si incontra ben altro. ‘L’espresso’ è entrato di nascosto nei cantieri sull’isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate. Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro. Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce del caporalato (vedi l’articolo a pag. 38). E un curioso legame d’affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione della Protezione civile, Angelo Balducci, e l’impresa che a fine lavori guadagnerà di più. L’Anemone, appunto.

Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la costruzione dell’albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni, cavaliere della Repubblica, l’imprenditore fiorentino coinvolto nell’inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.

Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie che contano con l’imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il conferimento degli appalti, l’ingegnere è il soggetto attuatore di tutte le opere per il G8, cioè l’uomo dalle mani d’oro: provvede alle procedure necessarie per l’affidamento degli incarichi, alla stipula dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della famiglia Anemone.

Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d’urgenza dalla Protezione civile, senza gare d’appalto. Segue per mesi i lavori per i Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel 2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un’ordinanza di Berlusconi lo rimuove dall’incarico di soggetto attuatore per il G8 e i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene sostituito da un ingegnere dello staff, Fabio De Santis. Ma continua a occuparsene con “funzioni di raccordo tra la struttura di missione”, cioè la Protezione civile, e i “soggetti coinvolti dagli interventi infrastrutturali”. In quell’ordinanza, c’è però un passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario. Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca “una commissione di garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione”. Una spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione: “Assicurare un’adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori… in termini di congruità dei relativi atti negoziali”.

Filo spinato intorno al cantiere

Qualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il segreto di Stato mette tutto a tacere. Così la squadra della Protezione civile in missione in Sardegna può raccontare, senza essere smentita, che Balducci è stato promosso. Anche se per lui, che era già stato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, è un ritorno al passato. Il 31 ottobre tocca a De Santis. Sostituito per decreto, come Balducci. Berlusconi ora nomina un esterno alla pubblica amministrazione, Gian Michele Calvi, professore di ingegneria all’Università di Pavia. Il caso è archiviato.

Eppure non è solo una questione di nomine tra il governo e la Protezione civile. Tutte le ditte per lavorare ai progetti del G8 devono ottenere il nulla osta di segretezza. E il nulla osta dovrebbe essere rilasciato dal ministero dell’Interno soltanto dopo accurate indagini sulla trasparenza delle imprese. Invece troppi particolari sono sfuggiti a chi avrebbe dovuto controllare. Bisogna lasciare la Maddalena, volare a Fiumicino e salire a Grottaferrata, alle porte di Roma. Via 4 novembre 32, nel mezzo di un quartiere di viali alberati, è l’indirizzo dichiarato da Luciano Anemone come sua residenza o come sede legale dell’Anemone Costruzioni. Ed è anche, come ha scoperto ‘L’espresso’, l’indirizzo di una casa di produzioni cinematografica, la Erretifilm srl. Di chi è? Amministratore unico e proprietaria al 50 per cento è Rosanna Thau, 62 anni, moglie di Angelo Balducci. Venticinquemila euro per costituire la srl della signora Balducci li ha messi però Vanessa Pascucci, 37 anni, amministratore unico e socia a metà di un’altra impresa edile legata alla famiglia Anemone, la Redim 2002 di Grottaferrata. E attraverso la Redim 2002, Vanessa Pascucci è anche socia dell’Arsenale scarl: società costituita apposta per il cantiere nell’ex Arsenale della Maddalena. Così il cerchio si chiude. Protetto dal segreto di Stato, l’appalto più ricco del G8 è finito a società amiche di chi aveva in mano la cassa. Con il suo seguito di domande. A cominciare da questa: chi ha scelto di affidare a Balducci l’incarico più delicato?

I guadagni in gioco sono spaventosi. L’opera su cui è già possibile fare qualche conto è l‘albergo che ospiterà i presidenti. Capocommessa del cantiere, la Gia.Fi. di Valerio Carducci. Le poche notizie uscite dagli uffici della Regione Sardegna parlano di 57 mila metri cubi per un costo d’opera salito da 59 a 73 milioni di euro. Considerando un’altezza media delle stanze di 3 metri, sono 19 mila metri quadri coperti. Dunque un costo di costruzione al metro quadro di 3.842 euro, escluso il valore dell’area. Una cifra pazzesca se paragonata al valore di costruzione che per le case di lusso, secondo un capomastro della Maddalena, non supera i 1.200 euro al metro. Polverizzati anche i valori di vendita pubblicati dal sito dell’Agenzia del territorio: un massimo di 3.100 euro al metro quadro per le ville e di 2.000-2.300 per le attività commerciali. Così un ente dello Stato, la Protezione civile, sta finanziando un’opera ignorando le quotazioni pubblicate da un altro ente statale, l’Agenzia del territorio. L’esubero potrebbe essere giustificato con le spese per l’arredamento, il centro benessere e i letti su cui dormiranno Nicolas Sarkozy, Carla Bruni e Angela Merkel. Ma è difficile crederlo. Ammettendo un costo di costruzione molto vantaggioso per le imprese di 2000 euro al metro quadro (38 milioni in totale), per l’arredamento avanzerebbero 35 milioni. Cioè il costo di un altro albergo.

Segnalazioni:

link all’articolo dell’espresso: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Scandalo-Formato-G8/2054079

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